“I libri che leggi sono innocui”. Mi rimase impressa la frase pronunciata dal libraio nel film “La storia infinita” di Wolfgang Petersen del 1984, film molto liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Michael Ende. Quei libri possono anche creare un coinvolgimento alla lettura ma, come ammette lo stesso Bastian, sono in fondo solo racconti, e perciò, una volta richiusi, si allontanano senza far rumore. Vale per i libri come per la musica, i quadri, gli spettacoli. Ed oggi, che musei, cinema, teatri sono chiusi, mi interrogo più che mai sul mio lavoro e sulla sua natura, che vorrei non fosse innocua e quindi superflua. Da un anno a questa parte molti lavoratori dello spettacolo si sono riversati online con spettacoli e laboratori. Ciò che vediamo online non è teatro, perché il teatro ha bisogno di hic et nunc in presenza per esistere. I lavori che vediamo online io li chiamo “teatro filmato”, che può essere a sua volta di valore, ma solo se si avvale di una professionalità in più, ossia quella di chi ha le competenze tecniche e artistiche per riprendere e montare quanto sta vedendo. L’impressione che ho, se non c’è questa parte in più, è quella di guardare un corpo amputato che tenta di danzare. Ma comunque vada, non è teatro, e quindi mi sono chiesta che cosa sia, per me, il teatro. Il Teatro è “es muss sein”. Deve essere, deve compiersi. Ma come può compiersi se da ottobre “sono sospesi gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto”. Ho quindi sempre interpretato liberamente questa regola, perché non penso sia possibile, in uno Stato democratico, vietare il teatro, inteso non tanto come luogo di incontro per assistere ad uno spettacolo, quanto come “la relazione che si crea fra un attore che agisce dal vivo in uno spazio scenico e uno spettatore che, sempre dal vivo, segue le azioni di quell’attore”. Il Teatro è un impulso vitale primario, non può essere controllato, non può essere soppresso e nessuno può impedire che quella relazione si crei. È un rito sopravvissuto ai secoli e “deve essere”, deve compiersi perché fa parte di noi, fa parte dell’essere umano. Il Teatro non ha bisogno di permessi, non ha bisogno di luoghi in cui gli sia consentito di esistere, perché sta già esistendo, sempre e comunque nel Mondo, basta che ci sia qualcuno che racconta una storia -cantando, danzando, narrando, usando ombre, burattini, oggetti, pupazzi- e, dall’altra parte, qualcuno che abbia orecchie, naso, occhi e bocca -anche se coperti da mascherina- per afferrare quella storia e portarla con sé.