L’idea della rassegna per nucleo familiare è nata come ripiego per sopravvivere a questo periodo buio per il teatro e per le nostre vite in generale. Ma poi, come spesso avviene, un’idea nata per caso diventa preziosa, tanto preziosa che non voglio più perderla, anche quando questa emergenza sarà -finalmente- terminata. Stamattina mi sono ritrovata in sala con una mamma e i suoi due bambini: Celeste, due anni e Cesare, cinque anni, primissima esperienza teatrale per lei e seconda per lui. I burattini hanno interpretato la fiaba di Giacomino forse per la millesima volta, il che è normale dato che è uno spettacolo nato ormai nel 2010, eppure il linguaggio e i tempi erano completamente diversi, perché dall’altra parte c’erano proprio quei due bimbi, che forse si sarebbero spaventati con i ritmi che uso di solito per questo spettacolo. Questo modo di lavorare, cioè per pochi e in situazioni di intimità, mi ricorda quanto sia importante la cura nel porgere le proprie storie, e quanto la routine, il “dai e dai” siano ottimi alleati in situazioni di stanchezza, ma spesso nemici di questa cura, che richiede un’analisi sensibile caso per caso, persona per persona. Ancora una volta ho avuto la riprova che si cresce solo se si è disposti a cambiare, anche se si soffre un po’ per quel cambiamento. 

Il teatro nasce dall’incontro fra un palco e una platea, ed è uno scambio di energia fra queste due parti, uno scambio a volte silenzioso -ma non per questo meno vivo-, a volte rumoroso. Ci sono spettatori che domandano una struttura dello spettacolo autonoma, senza richiesta di interazione, e spettatori che invece smaniano per una parola o un gesto in più lanciato verso il buio della platea. Comunque vada, nel momento in cui la fiaba sul palco ricomincia, ci si trova a far parte di quel cerchio infinito che è la fiaba, quel rito antico che finisce e ricomincia ancora e ancora. Ed oggi, durante una pandemia, dopo un lungo periodo di tristezza, ho trovato un nuovo modo di vivere il mio mestiere e di questo ringrazio le famiglie che mi hanno accordato questa fiducia e condividono con me il sogno di portare un teatro, un mondo, un universo di storie, in una quella che potrebbe sembrare solo una piccola stanza. 

Grazie ad Alessia, mamma di Roberto, per le foto.