La nave va a fondo. La situazione è grave, è un dato di fatto, e chi non è stato colpito da questa terribile ondata dal punto di vista sanitario, lo è stato sotto altri versanti, in primis quello psicologico ed economico. Il mio lavoro, e quello di molti altri burattinai, è quasi immobile da un anno. Mi sono inventata la rassegna a nucleo familiare e così Burattinificio e le sue creature hanno potuto vivere e rivelarsi agli occhi di coloro che sono passati a trovarmi durante questo lunghissimo autunno/inverno. C’è un momento per resistere e continuare a suonare. Ma poi, quando la nave va a fondo, è obbligatorio rassegnarsi, posare gli strumenti e cercare qualche scialuppa. Non è un addio, è solo uno dei tanti finali ai quali ci espone la vita. È un cerchio, ed io so che dopo questo punto ci sarà un nuovo inizio; non so come sarà, ma so che ci sarà e di questi tempi è già tanto.  Si conclude qui la prima parte della rassegna “Burattini in Famiglia 2020/21”, un’esperienza che certo non dimenticherò, perché mi ha permesso di lavorare in una situazione intima con le famiglie, di conoscere le loro storie, di raccogliere le loro testimonianze di questo lungo anno di pandemia. A volte, in me, hanno preso il sopravvento la rabbia e la frustrazione; ma in fondo so di essere fortunata, perché finché c’è la vita, c’è tutto. Non siamo abituati al concetto di sopravvivenza e quando ci tolgono i nostri diritti leviamo gli scudi ed urliamo. Il mio urlo è stato quello di continuare a raccontare storie, rientrando a malapena nei costi di gestione, ma quello che contava era mantenere viva la dignità del mio mestiere, che io credo sia vitale, specie in tempi di crisi;  l’arte è l’ultima luce prima del buio totale ed è come quella piccola orchestra che ha continuato a suonare fino all’ultimo minuto, mentre la nave colava a picco. Credo che questa situazione andrà avanti almeno fino a metà aprile: dopodiché spero di poter riaprire Burattinificio alle famiglie per la seconda parte della rassegna “Burattini in Famiglia” e di restare aperta almeno fino alla fine giugno. Facciamoci coraggio pensando ad una primavera di quasi normalità. Ed ecco il mio regalo: in questo periodo “rosso” leggerò a voi che siete a casa “Le Streghe” di Roald Dahl. A voi la prima puntata e ricordatevi bambini: Attenti alle Streghe!