Il segreto dell’esistenza è riposto fra le pieghe delle fiabe ed è un segreto di cui specialmente i bambini sono affamati. “Chi sono?” “Da dove vengo?” “Com’era prima che io ci fossi?” “Se non ci sono più io, smette di esserci anche il resto?”. Nella trama di una fiaba possiamo sfiorare quel segreto, ed ecco che appena riusciamo ad intravederlo, già ci sfugge. Nell’articolo comparso sul sito Lavoro Culturale,  I libri per bambini e il valore filosofico dell’inutile, Nora Siena scrive, parlando di Benjamin: “tutto nel cosmo parla e si comunica in una rete di somiglianze e analogie”. In questa frase guizza il segreto esistenziale tipico del fiabesco. Nelle fiabe tutto parla e tutto è collegato: il cibo, gli animali, il vento, la terra, gli arti mozzati. Il cosmo è un immenso banchetto a cui partecipa ogni elemento, animato, inanimato, umano e non umano. Allora il focolare diventa un modo di ricreare quel banchetto universale: ci si siede intorno ad un fuoco simbolico, in cerchio, e si va alla ricerca di quel nocciolo che è alla base di ogni cosa terrena e ultra terrena. Scrive ancora Nora Siena, sempre citando Benjamin: “il libro per bambini è il campo di battaglia in cui si gioca un perenne scontro, già perso in partenza, tra il linguaggio come gioco di “far finta” e la lingua dominatrice dell’adulto”. Perché la lingua dominatrice dell’adulto? Perché la lingua dell’adulto vuole trovare un’utilità, un obiettivo a tutte le cose. Ed invece nella fiaba, così come nel gioco dei bambini “del far finta”, le cose hanno un significato labile, sfuggente, così come è labile e sfuggente il segreto della vita: intorno al focolare possiamo avvertirne per un attimo il bagliore, ma ecco che già sta prendendo un’altra forma e, in un lampo, ci sfugge. Scrive Calvino: “le fiabe sono vere. Sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi”. Ma quella “spiegazione generale della vita” non è da intendersi come una spiegazione didattica, tantomeno moralistica delle vicende umane: è una spiegazione in codice, la cui interpretazione non può essere definitiva, perché i grandi misteri della vita non conoscono risposta e d’altronde, come dice, la Babà Jaga “non tutte le domande portano buon pro; più saprai e prima invecchierai”. Burattinificio è un focolare a cui prendono parte le meraviglie dell’inutile -pupazzi, burattini, carillon, cartoline, stoffe, quadri- e fra di essi vi invito a perdervi nel segreto del fiabesco, a lasciarvi cullare fra le pieghe misteriose della vita e fra i sogni del primo mattino. Stiamo vivendo un’epoca buia, e siamo affamati: quest’inverno vi invito allora a prendere parte, con i vostri bambini, al banchetto delle fiabe. Al lume di lanterna andremo nel bosco e lì ci perderemo, fra fiori, alberi, streghe, orchi, bambini e maghe. Segui le briciole lungo il sentieri e vieni… per di qui.