"Bestie" di Fabian Negrin

“Bestie” di Fabian Negrin

Settimana di Carnevale: ho festeggiato il giovedì grasso con i bimbi di BurattiNido. Sfrappole e travestimenti: da Arlecchino, da bimba dei fiori e da pirata. I bimbi sono molto cresciuti in questi mesi e il mio lavoro di dada mi piace davvero tanto, anzi sento che mi ha aiutata a diventare una burattinaia migliore ed infatti, negli ultimi spettacoli, sento qualcosa di diverso: faccio meno fatica, mi diverto di più, ma specialmente sento una naturalezza in ogni gesto, perché è come se le fiabe e la mia vita si fossero mescolate, entrare nelle fiabe è solo un modo come un altro di vivere, attraverso i miei personaggi, che sia il Lupo, la Nonna Teresa, Carlotta, Lucia o la temuta e amata Minghina.

"Bestie" di Fabian Negrin

“Bestie” di Fabian Negrin

Giovedì 28 gennaio c’è stata la terza conferenza di “Grandi Speranze”. La aspettavo con ansia perché avrebbe parlato mio marito Nader, con il quale dialoghiamo dall’alba del nostro rapporto di educazione, di futuro, di bambini: parlare di questi temi è sempre stato uno dei tanti modi per parlare d’amore. E’ tornata, questa volta come ascoltatrice, Emanuela, la pedagogista del secondo incontro e con lei c’era Mirella, la psicologa/educatrice che condurrà la prossima conferenza. Seduto accanto a loro qualche genitore coraggioso, che in un giorno infra-settimanale ha deciso di uscire di casa, a fine giornata, per ascoltare e per riflettere insieme a noi. 

"Bestie" di Fabian Negrin

“Bestie” di Fabian Negrin

Una conferenza, come uno spettacolo teatrale, è qualcosa che accade nel “qui ed ora” ed è quindi difficilmente riassumibile. Mi concentrerò quindi sugli aspetti che mi hanno maggiormente colpito e che partono proprio dalla scelta del titolo: “indagine antropologica del rapporto tra famiglia, educazione, fallimento, invidia. Tutto al femminile”. E’ infatti una competizione tutta al femminile quella relativa alle scelte educative: l’addormentamento, lo svezzamento, l’alimentazione, il cambio, diventano i fendenti usati sul campo di battaglia. Negli anni ottanta lo stereotipo femminile era la donna in carriera: la donna prova a conquistare pari diritti a quelli dell’uomo e tenta di farlo anche attraverso il lavoro. La deriva di questo tentativo -ad oggi non ancora raggiunto- è quella di sovrapporre la propria immagine a quella dell’uomo; l’ulteriore deriva, quella dei nostri tempi, è quella di cercare una carriera, intesa come realizzazione personale, non più solo nel lavoro, ma anche nella genitorialità. Negli ultimi anni ho visto un numero crescente di mamme alla ricerca di una professionalità nel loro essere mamme: mommy blogging, mamme designer di arredamento per piccoli, mamme stiliste di capi di vestiario per l’infanzia, mamme animatrici/racconta-fiabe/cake designer, ecc… Mi è tornato in mente un film del 1987 con Diane Keaton, “Baby Boom”: la protagonista, una donna d’affari newyorkese, in seguito alla morte di sua sorella, ereditava un’ingombrante pupetta che la vedeva costretta a ridimensionare le sue aspettative professionali; si ritrovava ben presto licenziata e costretta a trasferirsi nell’odiata campagna che però le offriva ben presto una possibilità di riscatto e proprio grazie al suo essere mamma: diventava infatti una produttrice di omogeneizzati di mela amatissimi dai bambini. Forse molte mamme cercano nella maternità anche una risposta esistenziale per loro stesse. 

"Bestie" di Fabian Negrin

“Bestie” di Fabian Negrin

Le aspettative personali, se non riconosciute e analizzate, diventano però un’incudine che grava sul capo del proprio bambino. Credo che sia per questo che, negli ultimi anni, la scelta della scuola e delle attività extra scolastiche giochino un ruolo fondamentale nell’attuale sistema educativo/genitoriale: attraverso questa scelta si pensa di garantire un certo tipo di futuro al proprio bambino; un futuro nel quale il bambino sarà intraprendente, intelligente, cosmopolita, al passo coi tempi. Ovviamente queste scelte avranno importanza, ma in questa progettualità così concitata, a tratti nevrotica, c’è qualcosa di più: quello che io avverto è la necessità di pianificare la vita di un essere umano, quasi come fosse un’azione investita in Borsa (e di questo scrissi già tempo fa, nel mio post “Famiglia/Azienda”). Ci siamo mai chiesti come ci sentiremmo se nostro figlio fosse peggio di noi? Meno intelligente, meno attraente, meno simpatico. Perché vogliamo che i nostri figli siano meglio di noi? Perché desideriamo che abbiano quello che noi non abbiamo avuto e che realizzino quello che noi non siamo riusciti a realizzare? Lo vogliamo davvero per loro o lo vogliamo per ottenere qualcosa anche noi? Questo è l’interrogativo più grande e più importante che credo sia stato sollevato nel corso della conferenza. L’altro è inquietante: la realizzazione personale di un genitore può mai coincidere con la felicità di un figlio? E’ giusto, dunque, riprodursi quando ancora si hanno ambizioni personali che esulano dalla famiglia? Nelle società moderne l’età della riproduzione e quella dell’esordio nel mondo del lavoro si sono nei decenni allungate, quindi continuano a coincidere e, talvolta, coincide l’ambizione carrierista con l’educazione. 

"In riva al fiume" di Fabian Negrin

“In riva al fiume” di Fabian Negrin

Il prossimo appuntamento sarà:

Giovedì 25 febbraio ore 21

presso Burattinificio, via G.P.Martini 26 a Bologna

Ce la faccio da solo

Le autonomie come supporto all’autostima

Affrontare la quotidianità, nel corso del processo di crescita, è fondamentale per costruire l’immagine di sé. L’adulto che cresce il bambino, deve trovare un equilibrio nell’insegnamento di aspetti pratici ed aspetti emotivi.

A cura di Dott.ssa Caterina Mirella Donato, psicologa, psicoterapeuta dell’infanzia e dell’adolescenza, insegnante della scuola dell’infanzia

(Pagina Facebook: Genitori che impresa)

Entrata a Burattinificio: 10 € + tessera 1€