http://stock.photoshelter.com/image/I0000CLJOIhuj2jY

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Ottobre, autunno. Ricominciano le attività del Burattinificio Mangiafoco e potete trovare il calendario del mese qui: OTTOBRE 2015. Amo l’autunno: per i colori, per la nebbia, per le zucche, per il profumo umido dei campi. Lo amo naturalmente per la festa di Halloween/Ognissanti, una festa che celebra i morti. La morte è un evento naturale, parte integrante della vita. Bisognerebbe ricordarsi sempre che siamo qui per un tempo transitorio, che tutto ciò che inizia è destinato a finire. Non c’è nulla di lugubre: è la vita.

La Minghina nei tarocchi

La Minghina nei tarocchi

L’ultima settimana, densa di emozioni, mi ha portato a riflettere sul rapporto che si crea fra un burattinaio e il suo pubblico. Ci sono due tipi di pubblico: quello composto -in parte- da gente conosciuta e quello composto solo da sconosciuti. Il pubblico sconosciuto, visto dal palco, è massa informe. Eppure anche quella massa sconosciuta ha un suo respiro, un suo ritmo. Chi è del mestiere, nei primi minuti di spettacolo, può arrivare a percepire quel respiro (pubblico che ride, pubblico silenzioso, pubblico che parla, ecc…) e sulla base di esso regolare il proprio spettacolo. Poi c’è il pubblico composto, anche o solo, da persone conosciute. Un pubblico familiare. Quello che si può fare quando si conosce il proprio pubblico e si è degli abilissimi burattinai ce lo fa vedere lo straordinario Paolo Papparotto in questo stralcio del suo spettacolo, “Arlecchino e la casa stregata”.

Mangiafoco al Teatro di Baggiovara

Mangiafoco al Teatro di Baggiovara

Ma un vero burattinaio non può sempre conoscere il proprio pubblico: fa parte del mestiere esibirsi per platee di sconosciuti. Chi lavora solo per platee “familiari” gioca in casa, non si mette mai veramente alla prova. Quando si lavora per platee di sconosciuti spesso, alla fine dello spettacolo, i genitori arrivano con i bambini in braccio per guardare i burattini e ringraziarti. In quel momento si può creare un bello scambio umano, ma tutto dura non più di pochi minuti. Non potrei lavorare solo per platee di sconosciuti. Molti burattinai vivono facendo vita nomade, si spostano da una città all’altra, portano i propri spettacoli di fronte a platee sempre diverse. Girare sempre con lo stesso spettacolo e presentarlo a pubblici sempre diversi, mi sfinisce. Mi svuota. Perdo il senso profondo di quello che sto facendo. Sono una persona con i piedi pieni di radici. Il legame con il mio territorio è sacro. Non solo con la mia città, Bologna, ma con gli Appennini e con le valli. Dalle montagne, alle colline, alla pianura per poi finire nel torbido Adriatico. Burattinificio è il focolare in cui cerco di unire dimensione pubblica a dimensione privata. Se passate a trovarmi a Burattinificio mi trovate in pantofole, mentre bevo un caffè e leggo un libro. Il letto su cui spesso dormiamo io e mio marito è costruito sopra la baracca dei burattini e dei pupazzi. Burattinificio è il luogo in cui ho potuto trovare la dimensione perfetta: come essere umano e come burattinaia. Burattinido è l’ulteriore completamento di questa esperienza umana.

Pubblico al Burattinificio

Pubblico al Burattinificio

La prima settimana di “scuola burattinidesca” è passata e gli inconvenienti non sono mancati: un bimbo ha già avuto un gran febbrone e un altro si è fatto male alla manina. Quando i bimbi sono così piccoli è normale che inciampino: rotolano, si graffiano, si ammaccano. Scoprire il mondo vuol dire anche scontrarsi con esso. Fortunatamente “i nostri bambini sono incredibili”, proprio come dice il Maestro del film “Gli anni in tasca” di Truffaut, quando il piccolo Gregory dice che “ha fatto bum” perché è caduto da una finestra del quinto piano e nonostante ciò non si è procurato un graffio. Avere la responsabilità di un bimbo significa avere una responsabilità così grande che, se razionalizzata, potrebbe apparire insostenibile. Ma la vita è così: l’essere umano compie imprese impossibili ogni giorno, a cuor leggero, senza pensarci troppo. La nascita stessa è incredibile ed è miracoloso veder crescere un bambino in un mondo così sterminato ed aspro.

Travasi al Burattinido

Travasi al Burattinido

Ho lavorato con tante famiglie nel corso di questi undici anni da burattinaia e da educatrice. Ciò che mi rinverdisce non è solo l’amore per i burattini, per le fiabe, per la lettura, per il teatro, ma l’umanità che incontro strada facendo. Per questo, nella mia personale esperienza, lo spettacolo di fronte alla platea informe non è abbastanza. E’ un’esperienza che, alla lunga, accarezzerebbe solo il mio narcisismo, ma non la mia umanità. Il rapporto con le mamme, con i loro bambini e con i piccoli grandi problemi della loro quotidianità, mi aiuta a non perdere di vista il mio percorso che, prima che artistico, è umano. L’arte, per me, senza questo contatto, sarebbe un’esperienza del tutto estetica. Racconto fiabe perché penso che raccontare fiabe e condividere un piano di fantasia e di gioco con i propri bambini possa rafforzare la relazione. Senza questo presupposto i miei burattini, i miei pupazzi, sarebbero solo un gioco senza conseguenze, in cui costruisco, leggo, mi diverto, solo per me stessa.

http://www.squeezeart.blogspot.it/2011/10/la-casa-stregata-di-linda.html

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Questa settimana inizio ad agghindare Burattinificio di zucche e zucchine. La mia amica Francesca mi ha fatto vedere la casa stregata costruita con il suo bimbo, Leone: è bellissima e voglio costruirla anch’io. Questa settimana, con i miei pony (così Nader chiama i bimbi di Burattinido), impasteremo pasta di sale e faremo biscotti stregati.