Settembre è il mese delle grandi attese e delle grandi speranze. Settembre ha lo stesso sapore che aveva quando ero bambina e andavo a scuola. Erano i giorni in cui si sceglievano gli utensili per l’anno scolastico: la cartella, l’astuccio, le penne, i quaderni. Gli oggetti acquistati assumevano le sembianze dei mesi a venire: l’odore, il colore, i disegni, chiamavano nuovi sogni, nuovi progetti.

“Grandi Speranze” è anche il titolo e il filo conduttore delle cinque conferenze che si terranno quest’anno a Burattinificio, “un percorso all’interno delle aspettative genitoriali”. Il tema delle “aspettative” penso sia il giusto trampolino di lancio per avviare un dibattito sulla famiglia, perché in famiglia è fondamentale ciò che ci si aspetta gli uni dagli altri: i genitori dai figli, ma anche i figli dai genitori; nelle relazioni cerchiamo accoglienza e comprensione, il rischio è confondere i propri desideri con quelli degli altri. Si offre quel che si vorrebbe, si pretende quel che, un tempo, è stato preteso da noi, senza domandarsi se sia una richiesta lecita o meno.


Oltre a me interverranno una pedagogista, una psicoterapeuta, una libraia e uno scrittore. Era tanto tempo che desideravo avviare un dibattito pedagogico. Da anni, dietro le quinte, studio e rifletto su questi temi, che sono il motore stesso dei miei spettacoli e dei miei laboratori. Quello che mi mancava era la condivisione. Questo progetto è un primo passo per raggiungerla. La prima conferenza sarà la mia e avrà luogo verso la metà di ottobre presso la Biblioteca di Villa Spada che, come lo scorso anno, ospiterà le mie narrazioni di fiabe da autunno a primavera. Le altre conferenze avranno invece luogo presso il Burattinificio. Entro la fine del mese pubblicherò il programma completo. 


In questi giorni prosegue invece la ristrutturazione del Burattinificio, in previsione della nuova stagione di spettacoli, laboratori e, naturalmente, di Buratti-Nido. Mi piace molto riordinare: spolverare i teatrini, le marionette, i burattini; catalogare, ripulire, cambiare posto agli oggetti. Mettere in ordine lo spazio esterno mi aiuta a mettere in ordine le idee. A natale mia madre mi ha regalato il “Manuale di pulizie di un monaco buddhista” di Keisuke Matsumoto: “la giornata dei monaci inizia dalle pulizie: ramazziamo il giardino, puliamo il cortile, tiriamo a lucido il santuario. Non tanto perché siano effettivamente sporchi o in disordine, quanto perché tali azioni hanno il fine ultimo di eliminare dallo spirito qualsiasi ombra”. Il manuale è piacevole da leggere, ed anche se la disciplina dei monaci è difficilmente raggiungibile, può essere una buona traccia per eliminare le ragnatele dallo spazio e dallo spirito.

E’ una filosofia che si ritrova anche nelle fiabe: l’operosità è parente della virtù d’animo. Chi lavora con lena, è anche una brava persona: “a mezzogiorno venne fuori una gran gatta, che era la mamma di tutti i gatti , e suonò la campanella: -Dalin, dalon! Dalin, dalon! Chi ha lavorato venga a mangiare, chi non ha lavorato venga a guardare!-. Dissero i gatti: -Mamma abbiamo lavorato tutti, ma questa ragazza ha lavorato più di noi-. –Brava,- disse la gatta, – vieni e mangia con noi-. Si misero a tavola, la ragazza in mezzo ai gatti e Mamma Gatta le diede carne, maccheroni e un galletto arrosto; ai suoi figli invece diese solo fagioli. Ma alla ragazza dispiaceva di mangiare da sola e vedendo che i gatti avevano fame, spartì con loro tutto quello che Mamma Gatta le dava”. (“La fiaba dei gatti” di Italo Calvino).

L’operosità fiabesca non è arrivismo ma generosità. Si lavora tanto perché si ha voglia di offrire tanto agli altri, non perché si cerchino ricompense. I personaggi lavorano non solo per se stessi, ma anche e specialmente per migliorare situazioni altrui: un bell’esempio di cooperazione sociale.

Vi auguro un buon inizio settimana: a noi piacciono molto i lunedì perché, nella nostra vita che funziona al contrario, lavoriamo dal martedì alla domenica e quindi il lunedì, giorno della luna, è il nostro giorno di festa. Oggi andiamo sul Delta, a cercare l’ultimo sole di fine estate.