Il Mestiere del Burattinaio

Ho scritto questo articolo anni fa, in risposta alle molte persone che mi scrivevano chiedendomi come si diventasse burattinai.

Negli anni questo articolo è cambiato, così come sono cambiata io. Però, un certo tipo di visione del mestiere, non l’ho mai cambiata.

Come prima cosa vi dico quindi che il mestiere del burattinaio NON si può apprendere con un generico corso di formazione. 


Un corso potrà insegnarvi ad approfondire o darvi le basi per sviluppare una particolare competenza: la scrittura, la scultura, la pittura, la recitazione ecc… . Ma nessun corso potrà insegnarvi una professione, così come nessun corso potrebbe insegnarvi a diventare medico, architetto o erborista. Diventare burattinai implica anni di studio in più campi, ma soprattutto implica dedizione.

Sarebbe necessario domandarsi, prima di avvicinarsi a quest’arte, se questo è davvero il mestiere che vogliamo intraprendere per il resto della nostra vita o per buona parte di essa. Apprendere l’arte del burattinaio NON può essere un passatempo o un capriccio legato ad occasioni di guadagno “semplice” e veloce. Per apprendere quest’arte è necessaria prima di tutto un’incontrollabile passione. Solo se animati da questo fuoco sacro potremo offrire qualcosa di davvero onesto, oltre che di buona qualità, a chi ci guarda. Il rispetto verso il proprio pubblico costituisce infatti le fondamenta di questa professione.  Non vi improvvisereste maestri, medici o cantanti: allo stesso modo, per rispetto verso di voi e verso il prossimo, vi consiglio di non improvvisarvi burattinai. Così come vi consiglio, se volete organizzare uno spettacolo di burattini o un corso di costruzione sugli stessi, di rivolgervi ad un professionista, non dimenticando di chiedergli il curriculum o che esperienze abbia sul campo.

Esiste una scuola per burattinai?

In Italia non abbiamo ancora un’Accademia su territorio nazionale per coloro che vogliano formarsi e diventare burattinai professionisti. Io stessa non organizzo corsi per “diventare burattinai” ma laboratori di approfondimento per insegnanti, adolescenti e bambini.  Forse, quando sarò anziana, prenderò a bottega qualcuno e gli insegnerò ciò che ho appreso negli anni, ma ci vorranno ben più di tre mesi. Il teatro di figura, nel nostro Paese, non ha ancora raggiunto il rispetto e il riconoscimento che dovrebbe avere e viene spesso classificato come forma d’arte più piccola perché è spesso destinato ai “più piccoli”. Ciò porta ad un ulteriore luogo comune: il considerare i bambini come esseri umani in miniatura in tutto, anche nella capacità intellettive. Ho visto spesso proporre ai bambini spettacoli dalla morale mielosa, con attori dalla mimica a dir poco bamboleggiante. L’effetto collaterale di questo mancato riconoscimento è infatti che la scena teatrale pulluli di burattinai (specie attori per teatro ragazzi) dell’ultima ora: non basta aver comprato dei burattini o aver acquistato un teatrino da qualcuno per essere Burattinai. Nella mia visione del mestiere, il VERO burattinaio fa tutto: costruisce, scrive, recita. Non ci sono scorciatoie. Questo non vuol dire che dovete fare tutto da soli! Io stesso coopero con uno scultore ed un pittore. Ma, essendo la regista dello spettacolo, seguo passo passo il loro lavoro. Ho progettato e disegnato i miei burattini e ho seguito, giorno dopo giorno, la loro concretizzazione su legno. Idem per le scenografie: ho disegnato i bozzetti e, dopo lunghe discussioni con il pittore che doveva realizzarle, abbiamo deciso le tecniche da utilizzare, la grandezza, la predominanza di determinati elementi rispetto ad altri. La mia baracca è stata realizzata, sempre con lo stesso modus operandi, con l’aiuto di un fabbro e un falegname. Capite che fare tutto questo è ben diverso dallo spendere cospicue cifre per acquistare i burattini e il teatrino e comprarli “a scatola chiusa”. Lo stile dei burattini, delle scenografie, del teatro, sono il veicolo primario della propria poetica. Ma se la poetica non esiste, ovvio che quel teatro, quei burattini e quelle scenografie possono essere intercambiabili, decise da altri e non dal Burattinaio.

Ma quindi, come si diventa burattinai, se non esiste una scuola?

Il mestiere del burattinaio richiede una buona competenza in svariate arti: la scultura, la sartoria, la drammaturgia, la recitazione, la regia. Ciò non significa che il burattinaio sia uno scultore, un drammaturgo, ecc… Il burattinaio si serve delle varie arti per raggiungere un obiettivo: il proprio spettacolo. Ne consegue, non essendoci una scuola, che ogni burattinaio, per formarsi, segue un proprio personale percorso. 

Di seguito racconto il mio percorso. Questo perché, all’interno di esso potreste trovare link e informazioni utili per creare poi il vostro personale percorso.

Ho frequentato il corso di 1000 ore “Il Mestiere del Burattinaio” promosso dall’ Ater e da “Arrivano dal mare!”, Centro Teatro di Figura di Cervia, cooperativa sociale e culturale capeggiata dal direttore artistico Stefano Giunchi. OGGI QUESTO CORSO NON ESISTE PIU’. Questa scuola, pur essendo imperfetta, mi ha dato una possibilità di vivere per un anno e mezzo nel mondo del teatro di figura: osservare chi da anni faceva questo mestiere, guardare molti spettacoli, confrontarmi con persone che, come me, volevano fare questo lavoro. Non arrivavo a questo corso “digiuna” di teatro di figura: ho passato tutta la vita fra le quinte del teatro di burattini. Mio padre e mia madre (che sono infatti fra i fondatori dell’associazione “Burattinificio Mangiafoco”) mi hanno sempre portata a teatro, fin da piccolissima. Io e mio padre abbiamo costruito il mio primo teatro di burattini quando avevo cinque anni. Sono cresciuta con gli spettacoli di Presini e del teatro San Leonardo, con le fiabe dei Grimm e di Calvino che mia madre, puntualmente, leggeva per me ogni sera. Approcciarmi a questo mestiere è stato naturale perché sono da sempre vissuta in questo contesto. Il suono della campanella che preannunciava l’inizio dello spettacolo e le bastonate nell’acme della rappresentazione non erano per me qualcosa di esotico, ma rappresentavano il mio lessico familiare, la mia provenienza.

Nel 2002 ho dunque fatto parte  della seconda classe di questa “scuola”, strutturata in stage con diversi burattinai (Vladimiro Strinati, Claudio Cinelli, Paola Serafini, Luì Angelini ecc…) che ci spiegavano il loro approccio al mestiere. Vari laboratori di costruzione sono stati inoltre curati dal maestro Natale Panaro.

Durante il corso abbiamo fatto uno stage di due settimane all’Akademia Teatralna di Bialystok, in Polonia. Lì ho visto come si formano i burattinai polacchi e spero che un giorno potremo avere una scuola del genere anche in Italia: corsi sulla voce, sulla regia, sul movimento, sulle varie tecniche d’animazione nel teatro di figura. Questa è stata di sicuro l’esperienza più formativa del corso cervese durante la quale, fra gli altri, ho conosciuto il grande burattinaio Dan Bishop, mirabile interprete dello spettacolo tradizionale inglese Punch&Judy. Dan Bishop, mostrandoci in maniera molto pratica la gestione della sua professione, ci ha dato una base sicura da cui cominciare. Tornata dalla Polonia, animata da grande entusiasmo, costruii infatti la mia prima baracca e misi la mano alla macchina da cucire per preparare i vestiti dei miei primi burattini. Era il 2003 e fu allora che, per prove ed errori, cominciai a fare spettacoli per compleanni. I compleanni sono uno dei contesti più difficile in cui un burattinaio può esibirsi, non snobbateli, sono la prima occasione nella quale si può misurare le proprie capacità di fronte ad un pubblico veramente esigente: quello dei bambini.

Nel 2003/2004/2005 sono stata aiutante in baracca e interprete delle voci femminili all’interno del teatrino di Riccardo Pazzaglia, burattinaio bolognese, allievo ed erede della tradizione di Demetrio Presini. L’incontro con la Fraternal Compagnia è stato altrettanto importante: lo stage di commedia dell’arte, diretto da Massimo Macchiavelli, mi ha infatti permesso di conoscere e modulare ulteriormente la mia voce. In baracca è infatti necessario, per poter interpretare più personaggi, avere un repertorio di almeno 5 voci differenti fra loro. Fondamentale è stato anche l’incontro con Gaspare Nasuto e con Riserva Canini . Un passo decisivo è stato rendermi conto del tipo di pubblico a cui intendevo rivolgermi. Volevo lavorare per un pubblico di genitori e bambini. Ho ritenuto quindi necessario crearmi una formazione pedagogica sul bambino, sui suoi bisogni nel corso dello sviluppo e sull’utilità del gioco nella crescita. Mi sono perciò iscritta al corso “Educatore di Nido e di Comunità Infantile” presso l’università di Scienze della Formazione e mi sono laureata con una tesi sulla letteratura per l’infanzia, “La pasta madre del fiabesco”. La cultura va di pari passo con il mestiere del burattinaio. Laddove c’è una lacuna, è spesso culturale.

Come può, un aspirante burattinaio, impostare il proprio percorso?

Come già detto, un burattinaio crea la propria professione unendo più competenze fra loro: la capacità attoriale, drammaturgica, artigianale, registica. Vi segnalo vari professionisti tramite i quali potrete affinare alcuni aspetti di questa arte:

PER LA COSTRUZIONE: Natale Panaro, Gaspare Nasuto.

PER COSTRUZIONE, LAVORO SULL’ATTORE MA ANCHE MOLTO ALTRO: l’Atelier della Luna organizza annualmente dei workshop presso la sua sede, a Montefiore Conca.

Partite con un obiettivo –che aggiusterete strada facendo- e, specialmente, datevi un tempo per la vostra formazione. Una buona formazione non può comunque durare meno di TRE ANNI.

Un burattinaio che frequenta un corso di un mese (ad esempio uno di quei corsi in cui ti insegnano a costruire una testa di cartapesta e un costumino a forma di T) e poi entra in baracca non è un burattinaio: è un ciarlatano. Idem chi scarica da internet un tutorial su “come costruire i burattini” e poi propone corsi nelle scuole. Nel nostro ambiente c’è grande livore verso questa diffusissima categoria di ciarlatani. Noi che da anni investiamo sulla nostra formazione, siamo ovviamente seccati nel vederci soffiare il lavoro da chi propone laboratori e spettacoli a pochi euro. E’ anche vero che, presto o tardi, la professionalità paga.

Frequentare una scuola di teatro d’attore potrebbe quindi essere il primo passo. E’ necessario imparare a stare davanti ad un pubblico ed imparare ad usare la voce. In secondo luogo occorre avere una cultura: occorre quindi guardare tanti spettacoli di teatro di figura, quelli brutti e quelli belli, l’importante è guardarne tanti. Solo guardando gli altri possiamo imparare qualcosa su di noi. Avere una laurea può essere utile. Ovviamente nessuno chiederà mai il documento di laurea ad un burattinaio. Tuttavia la laurea può aiutare ad approfondire le proprie conoscenze (ad esempio la mia laurea è stata utile proprio per lo specifico pubblico a cui intendevo rivolgermi). Oppure, se non volete laurearvi, può essere utile frequentare corsi specifici all’università: a Bologna c’era ad esempio il corso del Prof. Melloni, “teatro di animazione”. Sapere che cos’è il teatro di figura, da cosa nasce, da quali correnti è stato caratterizzato, è il minimo quando ci si approccia ad una professione. Non sottovalutate mai la cultura. Ci sono grandi burattinai di estrazione popolare, che avevano a malapena la terza elementare. Ma non sempre l’eccezione conferma la regola.

All’inizio della mia formazione, non sapevo in cosa mi sarei “specializzata”. Oggi lavoro essenzialmente con copioni fiabeschi, con personaggi femminili. Utilizzo sia i burattini che i pupazzi. Lavoro in baracca –quindi non visibile- ma sono spesso anche narratrice –quindi visibile in scena e animo la narrazione con le figure-.

Quando ho cominciato mettevo in scena copioni della tradizione, in cui erano protagonisti Sganapino e Fagiolino. Quella era la mia provenienza, ma negli anni della mia formazione, mi sono affrancata dalla tradizione ed ho scoperto il mio stile. Con il tempo, guardando tanti spettacoli, scoprirete cosa vi piace e in cosa volete specializzarvi: teatro delle ombre, burattini, pupazzi o cosa? La parte artigianale, secondo me, arriva in un secondo momento, credo almeno dopo un anno di studio come attore e di visione di spettacoli. Il rischio è altrimenti di partire “in quarta” e costruire qualcosa che, poi, scoprirete che non vi piace e non vi serve. Scolpire la gommapiuma o il legno? Marionetta o burattino? 

Non meno importante è il pubblico a cui intendiamo rivolgerci: bambini, adulti, adolescenti, un pubblico misto? In base a ciò imposteremo il nostro spettacolo. Se ad esempio voglio raccontare una fiaba ad un bimbo di due anni non posso non tenere conto della particolare fase di sviluppo in cui si trova (per approfondire: DA O a 3 ANNI). Di fronte ad un pretenzioso quanto noioso spettacolo, il pubblico di adulti sbadiglia. I bambini, invece, si ribellano fisicamente. Tenetene conto quando decidete di mettere in scena uno spettacolo metafisico/metafilosofico per una classe di agguerriti quattrenni.

Questi sono i suggerimenti per un ipotetico percorso verso il mestiere di burattinaio. Ma vi sono ovviamente altri percorsi che qui non vengono presi in considerazione: ad esempio se avete la fortuna di diventare apprendisti di un anziano burattinaio; oppure se decidete di studiare all’estero (magari proprio presso la scuola polacca di cui vi ho lasciato il link).

Il percorso varia a seconda delle persone che siete, di ciò che vi piace e dal pubblico con il quale intendete lavorare. E, naturalmente, dalla vostra disponibilità economica. Dedicare tre anni ad una formazione implica un impegno in termini di tempo ma anche in termini economici. Se avete trentanni e lavorate full time, la cosa diventa più difficile, è ovvio, non serve ve lo dica io. Altro discorso è se avete vent’anni e una famiglia che può supportarvi nel vostro percorso.

IN BOCCA AL LUPO!